Nowa Huta – Il sogno comunista

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Gli abitanti del quartiere Nowa Huta quando vanno in centro dicono: “vado a Cracovia”. Come se abitassero in una città differente. Difatti un motivo valido c’è.

Un po’ di Storia


Di concezione socialista pure nell’urbanistica, fu creato principalmente per dare un alloggio ai numerosi lavoratori dell’acciaieria (Huta) nuova (Nowa).
Finanziato dall’Unione Sovietica, Nowa Huta inghiottì un enorme fascia di  fertile terreno agricolo, e l’antico borgo di Kościelniki (così come le parti di Mogila e Krzesławice), nel tentativo di porsi in contrasto, con animo proletario e intellettuale, a Cracovia. La decisione di costruire Nowa Huta fu deliberata il 17 maggio 1947.  Costruita principalmente per  impressionare, Nowa Huta si caratterizza di ampi viali alberati, parchi, laghi e lo stile architettonico Socialista di allora. Gli architetti si sforzarono di costruire la città ideale, con l’ispirazione proveniente dagli edifici costruiti nel 1920 a New York. Un’attenta pianificazione è stata la parola chiave, e il quartiere fu progettato con “efficace controllo reciproco”: ampie strade avrebbero impedito la propagazione del fuoco e la presenza di alberi avrebbe facilmente assorbito una esplosione nucleare, inoltre la città poteva essere rapidamente trasformata in una fortezza se presa d’attacco. Il quartiere non fu mai totalmente realizzato e sembra, a tratti, una scultura nel cemento armato.

Nowa Huta fu pianificata per essere una città simbolo del socialismo, ma la realtà fu ben diversa. Divenne un focolaio di attività anticomunista, con il pretesto della lotta per il permesso di costruire la prima chiesa della città, e anche se ci sono voluti 28 anni, la chiesa dell’Arca del Signore (Kościół Arka Pana) fu finalmente consacrata nel 1977. Non sorprende che molti dei manifestanti politici di Nowa Huta potevano essere trovati durante il giorno in fabbrica, e che le Acciaierie dovevano svolgere un ruolo enorme negli scioperi di solidarietà dei primi anni 1980. Identificate come una roccaforte anti-sistema, le Acciaierie furono poste sotto il controllo militare durante il periodo della legge marziale, e oggi una stanza della fabbrica commemora quei lavoratori che hanno messo le loro vite in prima linea durante le lotte.

Non lasciatevi cogliere d’inganno se a prima occhiata sembra un quartiere uniforme e recente: monumenti eccelsi e testimonianze preistoriche sono sorprese che riservano questo quartiere agli occhi più attenti.

Il processo di urbanizzazione di Nowa Huta inglobò allora edifici di campagna, cortili, palazzi e diversi edifici sacri. Ne è un esempio la sede neobarocca dei Kirchmayer, la chiesa barocca di San Vincenzo a Pleszów, il cortile Branicki del XVII secolo con il Lamus rinascimentale opera del nostrano Santo Gucci e ancora: il cortile Badenich(XIX) e i cortili rinascimentali della famiglia Popiel, la chiesa gotica di San Gregorio il Grande e il cortile della famiglia Badenich a Wadów.

Particolare attenzione merita l’antica cappella ariana e l’unico cimitero evangelista, conservato a Cracovia a Łuczanowice, del XVII secolo come pure il complesso dei castelli Wodzicki a Koscielnice assieme alla chiesa in legno nel colle omonimo (XVII).

Tornando verso il centro di Nowa Huta vale la pena fermarsi e dare un’occhiata al preistorico tumulo Wanda (VIIa.c.) dal quale di snoda un meraviglioso panorama sul complesso metallurgico. Non lontano da lì, in ul. Klasztorna 11 si trova il monumento più prezioso di Nowa Huta il Monastero dei Cistercensi (XIII d.c.) come pure la vicina chiesa in legno di San Bartolomeo (1466).

Tra il centro amministrativo delle acciaieria e Plac Centralny vale la pena vedere il cortile in legno a Krzeslawice opera dell’illustre pittore polacco Jan Matejko. L’artista Jan Matejko amava Krzesławice così tanto da usarlo come un rifugio artistico. Accanto si trova la chiesa in legno del VII secolo dedicata a San Giovanni.

Il giro per il quartiere di Nowa Huta inizia dalla zona di Plac Centralny che  è la testimonianza dell’architettura polacca degli ultimi 50 anni. Per farsene un’idea si può iniziare dal campo ricreativo sul fiume Dłubnia – edificio con piscina dove pure noleggiano attrezzature per sport acquatici, le palazzine Willowy, dove sorse nel 1949 il primo edificio, per poi proseguire per le palazzine Na Skarpie fino all’ospedale civile San Zeromski ricavato da un edificio barocco.

Tornando verso Plac Centralny passiamo davanti a un edificio, ormai chiuso, il cinema Swiatowid. Proseguendo per Aleja Róż arriviamo nel luogo dove negli anni 1973-1989 si ergeva il monumento a Lenin. Più avanti il parco municipale. Girando per la palazzine Zgody, tipico esempio di urbanistica anglosassone, arriviamo al Os. Teatralny e Krzyż Nowohucki. Questi luoghi sono legati con i fatti drammatici dell’aprile 1960 quando gli abitanti lottarono contro le milizie del regime.
Dietro la chiesa del SS Cuore di Gesù si trova il Teatro Ludowy (popolare) che iniziò la propria attività artistica nel dicembre del 1955. Davanti all’ingresso del teatro si vede il tempio di Nowa Huta noto come “Arka Pana“(Arca del Signore).
Chiese quali Madonna della regina della Polonia e chiesa di San Massimiliano Kolbe (Os. Tysiaclecia 86) oltre ad essere esempi di architettura contemporanea sono anche luoghi legati a Papa Giovanni Paolo II che, dal 1958, spesso visitò questo quartiere e ne fu partecipe della sua vita religiosa.
Questi sono pure luoghi legati agli avvenimenti più salienti degli anni Ottanta: qui nacque Solidarność, ci furono le dimostrazioni contro il regime comunista e a favore dei repressi.
Tutto questo mette in evidenza i forti contrasti e l’importanza storica di questo quartiere che merita più attenzione di quella finora ricevuta.
In questo quartiere sono inoltre presenti diversi fortini austriaci dei 32 costruiti nel XVII e XIX secolo: allora Cracovia distava solo 7 km dal confine con la Russia.
Prima di tornare a “Cracovia” merita una visita il recentemente ristrutturato ed arricchito Museo dell’Aviazione dove si trova una delle collezione di aerei ed elicotteri più antica del mondo.

 

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