Altare di Veit Stoss

Quando nel 1442, la volta del presbiterio crollò nella chiesa di Santa Maria, la fitta caduta di mattoni e pietre distrusse l’interno del tempio e dell’altare maggiore non rimase altro che macerie. A quel tempo Cracovia era la capitale di un potente Paese che si estendeva tra il Mar Baltico e il Mar Nero, i mercanti locali conducevano vivaci scambi commerciali con città tedesche, italiane e francesi. Erano ricchi e in vari modi cercavano di esprimere il loro alto status, rinforzando il prestigio e l’autorità delle loro famiglie. Quindi si decise che un nuovo altare sarebbe stato costruito a Cracovia, qualcosa che l’Europa non aveva ancora visto.

Altare di Veit Stoss: L’arrivo dell’artista a Cracovia

L’illustre Wit Stwosz originario della Svezia, si era guadagnato la fama a Norimberga come illustre Maestro e fu invitato alla realizzazione del nuovo altare. Ci sono voluti dodici anni per completare altare di Cracovia. L’opera è stata dedicata alla Madre di Dio, patrona del tempio. Il suo significato principale e accento compositivo è la scena centrale della morte di Maria circondata dagli apostoli. Le figure sono alte quasi tre metri (285 cm). L’artista ha scolpito queste figure usando blocchi di tiglio uniformi. Tronchi così spessi si possono ricavare solo da alberi cinquecentenari. Questo legno quindi ha già più di mille anni.

La figura di Maria è costruita secondo i canoni della bellezza medievale, ma le figure degli apostoli che la circondano hanno le caratteristiche degli artisti contemporanei di Cracovia. L’autore presenta con passione tutti i dettagli: ciocche folte di peli sul viso, teschi calvi, vene gonfie sulle gambe, mani deformate dai reumatismi, verruche sulla piega del naso.

 

Altare di Veit Stoss tra sacro e profano

Nei bassorilievi posti sulle ali dell’altare, il tema religioso non impediva al maestro di mostrare la cultura materiale della Polonia alla fine del XV secolo. Copricapi, scarpe, cappotti, armi, utensili di uso quotidiano raffigurati nell’altare, sono esattamente uguali a quelli ritrovati nelle strade di Cracovia e negli appartamenti locali. Anche la flora della Vistola è stata raffigurata con ammirevole fedeltà. Il realismo del lavoro è così perfetto che il professore di dermatologia dell’Università Jagellonica, Franciszek Walter, pubblicò nel 1933 un’opera intitolata “Wit Stwosz, lo scultore delle malattie della pelle”.

Altare di Veit Stoss e il suo costo

Per il capolavoro della sua vita Stwosz ricevette 2808 oren: una somma pari al budget annuale della città, con la quale ai tempi era possibile acquistare diversi palazzi signorili.

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